23/05/2004

italian sketches from the National Gallery (kimota in london part 3)

To begin with
Prima sala, Monet. Ci sono, ovviamente, alcuni dipinti del suo giardino. Sto decidendo a che distanza mettermi per osservarli con calma quando mi si affiancano due ragazzi e una ragazza. Quest'ultima chiede: "Ma perchè dipingeva così?", in lingua del sì. Sono italiani. Quando incontro degli italiani, qua a Londra, sto bene attento a che anche ogni minimo sbuffo che mi esce dalla bocca risulti il più possibile con accento anglosassone.
"Eh", risponde quello con gli occhiali e lo zainetto "era cieco".
"Come", fa quello rasato a zero "cieco!"
"Sì, ascolta: mano a mano che diventava sempre più cieco non vedeva, perdeva la vista e perdeva le forme. Perdeva le forme dei colori, insomma."
Non ho mai apprezzato molto, questi tecnicismi critico-tautologici.

La settimana enigmistica
Sono davanti a una bella tavola di Piero di Cosimo quando si avvicina una coppia. Lei: "Guarda che bel cagnone!"
"Già, e quello è un satrapo"
Un sa-tra...?
Lui legge la targa: "Sì, è un satiro con una ninfa"

Interlunio
I girasoli di Van Gogh riescono a dare un vero fastidio agli occhi, da quanto sono luminosi. Sembra riflettano dell'oro che a sua volta riflette la luce del sole allo zenit.
Ho scoperto Rousseau. Avevo sempre e solo visto stampe, o riproduzioni digitali delle sue operte che, ora lo so, non gli rendevano alcuna giustizia. Le lievissime pennellate di bianco per trasfigurare la tempesta sono qualcosa che funziona solo tramite esposizione diretta al dipinto.
Ho ammirato, una volta di più, Rembrandt, quella luce sui volti che rende di carne pallida e vibrante le tele. E finalmente ho potuto seguire con divertimento e partecipazione continui il "Marriage a la mode" di Hogarth (il link porta solo al primo quadro della serie).

Coda
"Giovanni Battista Cima da Conegliano... 'speta... 'sto qua xé quelo che gà fato el quadro en cesa nostra?"
"Me par de sì"
"A volea ben dire"
di kimota | 23/05/2004
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